ARCHEOLOGIA

Segni: la portella a monte della Porta Saracena

Segni: la portella a monte della Porta Saracena

Il passato di Segni si fa presenza architettonica e archeologica nel suo splendido tessuto urbano che, rimasto sostanzialmente intatto dall’epoca romana, compone quasi un “museo vivente” incredibilmente stratificato. Nella disposizione delle sue pietre e delle sue costruzioni è possibile leggere evoluzioni occorse in secoli e millenni. Una passeggiata per la città è come un immersione nel tempo profondo della storia europea.

Segni è insomma un in se stessa un patrimonio archeologico impressionante, da scoprire a ogni passo.

Le mura poligonali e la Porta Saracena

Segni, le mura poligonali: Porta Saracena.

Segni, le mura poligonali: Porta Saracena.

Ancora intatto e percorribile, grazie ad uno stradello pedonale che lo affianca, è il circuito delle mura in opera poligonale a grandi blocchi di calcare perfettamente congiunti. Lungo tutto il tratto delle mura si aprono numerose porte, tra queste quella più famosa e simbolo della città: la porta Saracena, che presenta un monolite di copertura lungo oltre tre metri, e che viene spesso paragonata alla Porta dei Leoni di Micene. Essa risulta l’esemplare più ben conservato e più interessante di tutte le altre opere similari, ed è perciò citata nel mondo intero in tutti i trattati di archeologia. La sua luce si apre a circa 3/4 di un poderoso raccordo trasversale eretto tra le due cinte, il quale misura all’esterno una lunghezza di mt 15,50, un’altezza che va da mt.1,80 a mt. 6 circa, ed una lunghezza di circa m. 3,40. L’apertura della porta, ad ogiva tronca all’incirca alta mt 2,50, larga alla base mt. 3,50 fino a restrigersi a mt 1,40 alla sommità, mentre lo spessore delle sue mura all’interno del lato sinistro è di circa mt. 2,55.

L’Acropoli

Segni: Chiesa di S. Pietro sulle rovine del Tempio di Giunone Moneta

Segni: Chiesa di S. Pietro sulle rovine del Tempio di Giunone Moneta

Nella parte alta della cittadina è ubicato il vasto complesso architettonico dell’Acropoli, senza dubbio tra le più belle aree archeologiche della città antica. Per la loro maestosità spiccano le strutture del tempio dedicato alla dea Giunone Moneta (II sec. a.C.), oggi inglobate nella chiesa di San Pietro, uno dei gioielli dell’architettura sacra di Segni. Realizzata insieme al tempio (con la tecnica del famoso opus signinum) è la vicina grande vasca circolare, la Cisterna Romana, destinata all’epoca all’approvviggionamento idrico della città.

Piazza di Santa Maria

Segni: Cattedrale, dettaglio

Segni: Cattedrale, dettaglio

Nell’odierna piazza Santa Maria sorgeva l’area del Foro, fulcro della vita politica, sociale ed economica della comunità. In una zona adiacente al Foro, nel tardo I secolo a. C., venne costruito un grande criptoportico, oggi parzialmente visibile lungo via Lauri facilmente raggiungibile dalla piazza. Oggi la vista di questo che è il centro della città è dominata dalla splendida facciata della concattedrale di Santa Maria Assunta.

La chiesa fu costruita nella prima metà del XVII secolo, sulle rovine della precedente che risaliva al 900, al tempo di San Bruno. Particolarmente ricca di opere d’arte che ne fanno uno dei più bei esempi di barocco della provincia laziale, vide la santificazione di Bruno, vescovo di Segni dal 1079 al 1123.

Ha facciata neoclassica e poggia su un’ampia gradinata. Il campanile, a lato della chiesa, risale al XI secolo. È alto 24 metri, ha sezione quadrata con 5.25 metri di lato. La torre consta di 5 piani divisi esteriormente da una serie di cinque archi pensili. Ogni piano porta nei quattro lati ampie superfici rientrate su cui si aprono cinque ordini di finestre (dal basso verso l’alto rispettivamente: monofore, bifore, trifore, bifore e ancora monofore). Ai lati della facciata sono ben visibili due quadranti in pietra (una segnala le ore per meridiana, l’altro per lancette orarie), entrambi fuori uso. L’attuale orologio è in uso dal 1933. L’interno, a croce greca, è impreziosito da opere pittoriche. Notevoli infatti i dipinti di Francesco Cozza e la pala dell’altare maggiore, che riproduce la Vergine Assunta sorretta dagli Angeli con in basso gli Apostoli. Un affresco nella cappella di San Francesco è attribuito al Baciccio (Giovan Battista Gaulli). All’interno della Cattedrale sono conservate le reliquie di San Bruno, Santo Patrono, nella Cappella omonima.

Di particolare interesse sono anche le tracce lasciate dall’intensa attività edilizia che a cavallo fra XII e XIII secolo segnò la rinascita della città: oltre l’antico palazzo comunale, oggi sede del Museo, si possono ammirare il campanile della concattedrale e molti altri edifici dislocati all’interno del centro storico.

Il Mosaico di Segni

Segni: dettaglio del mosaico di piazza S. Maria

Segni: dettaglio del mosaico di piazza S. Maria

Nella piazza di Santa Maria, una serie di prospezioni effettuate con metodi geofisici prima e lo scavo poi hanno restituito nel 2012 la presenza, al di sotto della piazza attuale, di una complessa serie di strutture murarie di età romana e medievale, che hanno mostrato come questo spazio avesse ospitato fino almeno al XVI secolo importanti edifici, proponendo un paesaggio urbanistico assai diverso da quello attuale. L’esempio più notevole, per l’età romana, è lo splendido mosaico policromo tardo repubblicano rinvenuto durante gli scavi che ha destato stupore fra gli specialisti e i molti visitatori accorsi ad ammirarne la straordinaria eleganza che ne fanno un oggetto unico nel panorama archeologico dell’intera area del Mediterraneo.

A questi noti e straordinari complessi monumentali di ambito urbano, grazie a recenti indagine, si sono aggiunte altre emergenze archeologiche nella vicina valle del Sacco, fra tutte si segnala l’area di Colle Noce.

Il Ninfeo di Quinto Mutio

Scavi al Ninfeo di Segni, primavera 2014

Scavi al Ninfeo di Segni, primavera 2014

Il Ninfeo di Q. Mutius, fontana monumentale pressoché perfettamente conservata e databile al tardo II secolo a.C., costituisce una testimonianza fondamentale dell’architettura romana della tarda repubblica. La firma dell’architetto, miracolosamente conservata sulla parte bassa del suo prospetto principale, ne fa l’unico monumento di quell’importantissima fase di elaborazione artistica del quale conosciamo tanto la struttura quanto il nome del suo progettista, testimonianza di valore unico per lo studio di un momento formativo dell’architettura romana intera.

Per questi motivi l’Amministrazione Comunale di Segni e la Provincia di Roma, in accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio sono riusciti nel 2013 a perfezionarne l’acquisto e a riportare in proprietà pubblica questo straordinario monumento e una vasta area ad esso circostante, che nasconde probabilmente molti altri resti dell’ignoto complesso di cui esso faceva parte: un’operazione di altissimo valore culturale, il cui valore travalica completamente l’ambito locale, capace di offrire un importante contributo alla discussione in atto sulle politiche e gli indirizzi in tema di Beni culturali nel nostro Paese.

Il monumento, dopo il suo acquisto, è stato già fatto oggetto di un primo intervento di sistemazione, che lo ha riportato interamente in luce, assieme a una piccola porzione del muro frontale di una cisterna che lo affianca e dell’area antistante, riportata questa al livello antico di calpestio.